La consulenza educativa alla famiglia

“La consulenza educativa rivolta alla famiglia può facilitare e sostenere il processo di ri-strutturazione delle relazioni educative, soprattutto nei momenti di disorientamento e di difficoltà dei genitori, permettendo loro di acquisire maggiore consapevolezza di sé, verificare le proprie motivazioni, orientare correttamente la propria azione educativa. L’attuale situazione di vita rende difficile il mestiere di genitore, per il quale si richiede invece capacità di adattamento al nuovo e competenza nel saper adeguare gli interventi educativi ai bisogni evolutivi dei figli. La consulenza alla famiglia ha lo scopo di migliorare le capacità educative dei genitori e le loro abilità relazionali; fornire ai medesimi gli strumenti concettuali per compiere scelte di valore e per individuare criteri secondo i quali orientare i propri interventi; ridare fiducia a quelle famiglie che incontrano difficoltà nell’educare i figli. La consulenza educativa si configura, pertanto, come uno strumento teso a

Pascal Campion

rafforzare e sostenere le competenze educative della famiglia;

aiutare i genitori ad affrontare i problemi che si presentano nell’educazione dei figli;

aumentare la consapevolezza intorno non solo alle difficoltà ma anche al fascino del compito educativo;

favorire uno stile educativo rispondente ai bisogni di tutti i membri della famiglia.”

da La consulenza educativa. Dimensione pedagogica della relazione d’aiuto, di D. Simeone, Vita e pensiero.

Potenziamento degli apprendimenti

A giugno si riprende 💪🏻

L’attività estiva di potenziamento degli apprendimenti è mirata a acquisire/rafforzare il metodo di studio o compensare lacune pregresse.
Come?
– Un incontro di valutazione
– Stesura di un progetto educativo personalizzato
– Due o più incontri settimanali della durata di novanta minuti

Il tempo prezioso della noia.

La scuola sta per finire ed è partita la corsa ad iscrivere bambine e bambini ai numerosi corsi, laboratori, attività che ormai tutti i contesti territoriali propongono e in molti casi sono le stesse scuole a farlo, e per fortuna.

Non dimentichiamo però di lasciare del tempo libero ai più piccoli, tempo di noia, necessaria noia.

Si tratta di un tempo utile ai più piccoli per:

  • RIFLETTERE: a volte dimentichiamo che i bambini, esattamente come gli adulti, hanno bisogno di uno spazio temporale ma anche fisico, necessario per fare un lavoro introspettivo, per pensare a se stessi, per conoscersi meglio;
  • ATTIVARSI: in questo tempo di “nulla” che ogni bambino/a trova l’energia per mettersi in moto, sperimentare, superare la noia autonomamente;
  • ORGANIZZARE IL TEMPO: avere del tempo libero, o meglio, non organizzato dai propri genitori permette al bambino/a di auto-organizzarsi, decidere come giocare, decidere perfino di oziare;
  • ESSERE CREATIVI: avete mai sentito parlare dell’ozio creativo? Anche i bambini ne hanno bisogno per inventare storie, giochi e mettersi alla prova.

Lasciamo allora momenti di dolce far niente in cui aiutiamo bambini/e a diventare autonomi, creativi e liberi!

 

 

Creatività e formazione

Il mondo dell’arte in genere rappresenta per ogni individuo la possibilità di esprimersi in modo intenso e stimolante allo stesso tempo.

In particolare, arte e creatività svolgono un ruolo fondamentale nell’ambito dell’evoluzione infantile.

Nella prima metà del novecento, John Dewey, influente filosofo e pedagogista americano, affermò con convinzione l’idea che l’arte fosse il mezzo più indicato per utilizzare, in maniera costruttiva, l’energia creativa racchiusa nel bambino. Nella concezione di Dewey, l’arte non deve essere considerata come un’esperienza a se stante, bensì essa va messa in relazione alla psicologia dei singoli individui e alle realtà socio-culturali da cui scaturisce.

Dal punto di vista cognitivo, le arti insegnano ai bambini:

  • a sviluppare capacità di problem solving, a comprendere che i problemi possono avere più di una soluzione e che ogni domanda può avere più di una risposta;
  • a elaborare una prospettiva multipla, influenzando anche il modo di osservare e interpretare la realtà;
  • a pensare “con” e “attraverso” i materiali, rendendoli consapevoli del fatto che attraverso mezzi materiali è possibile trasformare le idee in realtà.

I laboratori e gli atelier creativi perseguono questi obiettivi contribuendo allo sviluppo delle capacità espressive, dell’autostima e delle capacità relazionali tipiche delle attività di gruppo.

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Genitori si nasce o si diventa?

Come un fanciullo potrebb’essere educato bene da chi non sia stato educato bene lui stesso?

J. J. Rousseau

Per parlare di genitorialità dobbiamo necessariamente partire dall’assunto che diventare genitori significa diventare educatori ed esserlo per tutto il resto della vita.

E’ questa CONSAPEVOLEZZA, che spesso manca, che porta molte coppie a difficoltà che sembrano insormontabili.

Assistiamo da una parte, a mamme e papà convinti che avere un figlio doni in maniera istintiva e naturale la capacità di educarlo nel migliore dei modi e dall’altra, genitori (nella maggior parte dei casi mamme) che leggono voracemente manuali “del buon genitore” senza ottenere concreti successi nella pratica educativa.

Banalmente si rende necessario affermare che non esiste il genitore perfetto e che il percorso di crescita genitoriale ha durata e modalità diverse per ognuno, se non altro perché grande rilevanza ha, sullo stile genitoriale che si assume, l’imprinting ricevuto dai propri genitori.

Il primo passo perciò è la rielaborazione della propria educazione vissuta e dei modelli genitoriali/educativi interiorizzati.

Compito del consulente è accompagnare i genitori (sempre entrambi!) “attraverso un percorso personalizzato e sistematico per divenire progressivamente educatori competenti e sicuri nella gestione del proprio ruolo educativo” (G. Magro, Educarsi per educare, Franco Angeli 2009, p. 32).

Si tratta di un percorso non semplice, che non ha ricette preconfigurate ma prevede approcci e metodologie differenti a seconda dei casi, che si basano sull’ascolto e sulla relazione autentica tra consulente e genitore, rendendo quest’ultimo empowered, cioè capace di affrontare autonomamente e con coraggio le difficoltà ricercando soluzioni personali efficaci.

Studiare? Questione di metodo

Piccoli suggerimenti per i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria di primo grado.

Per studiare:

  • Scegli un luogo tranquillo e senza distrazioni;
  • Fissa per iscritto degli obiettivi alla tua portata e il tempo in cui raggiungerli;
  • Ogni volta che raggiungi un obiettivo spuntalo e prenditi 5 minuti di pausa;
  • Dopo due ore di studio fai una pausa più lunga. Affacciati alla finestra, fai un lungo respiro, bevi un bicchiere d’acqua e magari telefona ad un amico e poi riprendi.

Le 4 mosse vincenti

  1. LEGGI Concentrati e scandisci bene le parole nella tua mente
  2. SOTTOLINEA solo le informazioni che ritieni importanti e aggiungi parole a fianco al testo per riassumere il concetto
  3. FAI UNA MAPPA Costruisci una mappa utilizzando solo le parole chiave
  4. RIPETI più volte cercando di utilizzare parole sempre diverse e creando collegamenti con le conoscenze che già avevi!

Come studiare (3)

ORA FAI SPORT, INCONTRA GLI AMICI E FAI UNA PASSEGGIATA NEL PARCO DELLA TUA CITTA’.

ANCHE QUESTO E’ APPRENDIMENTO!

Ma il punteruolo?

Mi capita spesso di confrontarmi con colleghe, insegnanti e genitori che lamentano le difficoltà di bambini/e  e ragazzi/e nel dover risolvere piccoli problemi.

Per piccoli problemi intendiamo anche allacciare le scarpe, tagliare una scheda, ordinare i quaderni nello zaino.

Durante i laboratori scientifici del progetto MaestraNatura che sto tenendo presso due istituti comprensivi della provincia di Potenza ho incontrato bambini e bambine non in grado di tenere un seme tra le dita (un fagiolo, un cece…), impauriti dalla pasta della pizza giudicata troppo appiccicosa, incapaci perfino di tagliuzzare un peperone.

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Germinazione dei semi

Sembra quasi che la lezione montessoriana riguardante la motricità fine, risalente ormai a più di un secolo fa, sia finita nel dimenticatoio, sostituita da una tecnologia non mezzo di conoscenza ma fine di non definiti obiettivi educativi.

Ciò determina, a mio parere, una diffusa scarsa manualità e una conseguente ridotta capacità di riflessione nonché di un processo di apprendimento monco della fase fondamentale che è la conoscenza attraverso il corpo e attraverso la mano in particolare.

“Possiamo dire che, una volta nato, l’uomo camminerà e che tutti gli uomini useranno esattamente nello stesso modo i loro piedi, mentre invece non sappiamo che cosa farà il singolo uomo con le proprie mani.

La mano dipende dunque per il suo sviluppo dalla psiche, e non solo dalla psiche dell’io individuale ma anche dalla vita psichica di differenti epoche. Lo sviluppo dell’abilità della mano è legato nell’uomo allo sviluppo dell’intelligenza e, se consideriamo la storia, allo sviluppo della civiltà.

Potremo dire che quando l’uomo pensa, egli pensa ed agisce con le mani, e del lavoro fatto con le sue mani lasciò tracce quasi subito dopo la sua comparsa sulla terra. Grazie alle mani che hanno accompagnato l’intelligenza si è creata la civiltà: la mano è l’organo di questo immenso tesoro dato all’uomo”.

(Maria Montessori)

 

Perciò continuo a chiedere insistentemente alle maestre della scuola dell’infanzia:

  • Quanto la mano è ancora considerata primario organo di apprendimento?
  • Quanto viene “allenata” attraverso l’utilizzo dei chiodini, della pasta piccola, dei bottoni per giocare?

e soprattutto

ma il PUNTERUOLO con cui generazioni di bambini e bambine hanno realizzato lavoretti per ogni genere di festività, CHE FINE HA FATTO?

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Foto da https://homemademamma.wordpress.com/tag/lavoretti-con-la-carta/

 

Il metodo di studio

Imparare ad imparare:
organizzare il proprio apprendimento individuando, scegliendo ed utilizzando varie fonti e vari modalità di informazione e di formazione (formale, non formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili delle proprie strategie e del proprio metodo di studio e di lavoro.

Gestire il tempo, individuare i concetti chiave e interiorizzare i contenuti è un’abilità di non semplice acquisizione perché prevede la capacità di organizzare lo studio ed è possibile solo attraverso una conoscenza approfondita di sé e del proprio stile di apprendimento.

Si evince, perciò, che sono necessari anni per poter acquisire a pieno questa competenza e che il percorso comincia a partire dalla scuola dell’infanzia (e forse sarebbe utile cominciare anche prima). Si tratta di un processo continuo definito metacognizione, ovvero la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri processi cognitivi.

Quanti ragazzi e ragazze realmente acquisiscono capacità metacognitive ancorate all’imparare ad imparare?

Difficile dirlo…

Per quel che è stata la mia esperienza finora, il contesto di apprendimento, in cui rientra anche quello familiare e socio-culturale, incide moltissimo: la motivazione all’apprendere e la fiducia in se stessi sono i nodi da cui ripartire.

E la centralità della persona?

E’ attraverso la relazione educativa che si promuovono scoperte, sperimentazioni, riflessioni che modellano man mano il proprio stile di apprendimento ed è il continuo scontrarsi con i propri limiti che pone ogni soggetto di fronte ad una sfida da superare che costringe a rivedere il proprio modo di imparare destinato a modificarsi durante tutto il corso della vita.

Ma in sintesi come si può insegnare un metodo di studio?

A mio parere non è possibile. Ogni soggetto deve, attraverso un lungo processo, acquisirne uno e continuare a personalizzarlo nel corso della vita. Ciò che un formatore può fare è guidare questo percorso:

  • Favorendo la conoscenza delle proprie modalità di apprendimento;
  • Sviluppando capacità problem solving e autovalutazione;
  • Sollecitando una pianificazione degli obiettivi (micro e macro).

La vera finalità di una consulenza educativa nata dalle difficoltà scolastiche di bambini e ragazzi deve essere sempre l’autonomia del lavoro di studio, finanche quando vengono diagnosticati disturbi o bisogni educativi speciali.