Genitori si nasce o si diventa?

Come un fanciullo potrebb’essere educato bene da chi non sia stato educato bene lui stesso?

J. J. Rousseau

Per parlare di genitorialità dobbiamo necessariamente partire dall’assunto che diventare genitori significa diventare educatori ed esserlo per tutto il resto della vita.

E’ questa CONSAPEVOLEZZA, che spesso manca, che porta molte coppie a difficoltà che sembrano insormontabili.

Assistiamo da una parte, a mamme e papà convinti che avere un figlio doni in maniera istintiva e naturale la capacità di educarlo nel migliore dei modi e dall’altra, genitori (nella maggior parte dei casi mamme) che leggono voracemente manuali “del buon genitore” senza ottenere concreti successi nella pratica educativa.

Banalmente si rende necessario affermare che non esiste il genitore perfetto e che il percorso di crescita genitoriale ha durata e modalità diverse per ognuno, se non altro perché grande rilevanza ha, sullo stile genitoriale che si assume, l’imprinting ricevuto dai propri genitori.

Il primo passo perciò è la rielaborazione della propria educazione vissuta e dei modelli genitoriali/educativi interiorizzati.

Compito del consulente è accompagnare i genitori (sempre entrambi!) “attraverso un percorso personalizzato e sistematico per divenire progressivamente educatori competenti e sicuri nella gestione del proprio ruolo educativo” (G. Magro, Educarsi per educare, Franco Angeli 2009, p. 32).

Si tratta di un percorso non semplice, che non ha ricette preconfigurate ma prevede approcci e metodologie differenti a seconda dei casi, che si basano sull’ascolto e sulla relazione autentica tra consulente e genitore, rendendo quest’ultimo empowered, cioè capace di affrontare autonomamente e con coraggio le difficoltà ricercando soluzioni personali efficaci.

Studiare? Questione di metodo

Piccoli suggerimenti per i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria di primo grado.

Per studiare:

  • Scegli un luogo tranquillo e senza distrazioni;
  • Fissa per iscritto degli obiettivi alla tua portata e il tempo in cui raggiungerli;
  • Ogni volta che raggiungi un obiettivo spuntalo e prenditi 5 minuti di pausa;
  • Dopo due ore di studio fai una pausa più lunga. Affacciati alla finestra, fai un lungo respiro, bevi un bicchiere d’acqua e magari telefona ad un amico e poi riprendi.

Le 4 mosse vincenti

  1. LEGGI Concentrati e scandisci bene le parole nella tua mente
  2. SOTTOLINEA solo le informazioni che ritieni importanti e aggiungi parole a fianco al testo per riassumere il concetto
  3. FAI UNA MAPPA Costruisci una mappa utilizzando solo le parole chiave
  4. RIPETI più volte cercando di utilizzare parole sempre diverse e creando collegamenti con le conoscenze che già avevi!

Come studiare (3)

ORA FAI SPORT, INCONTRA GLI AMICI E FAI UNA PASSEGGIATA NEL PARCO DELLA TUA CITTA’.

ANCHE QUESTO E’ APPRENDIMENTO!

Il metodo di studio

Imparare ad imparare:
organizzare il proprio apprendimento individuando, scegliendo ed utilizzando varie fonti e vari modalità di informazione e di formazione (formale, non formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili delle proprie strategie e del proprio metodo di studio e di lavoro.

Gestire il tempo, individuare i concetti chiave e interiorizzare i contenuti è un’abilità di non semplice acquisizione perché prevede la capacità di organizzare lo studio ed è possibile solo attraverso una conoscenza approfondita di sé e del proprio stile di apprendimento.

Si evince, perciò, che sono necessari anni per poter acquisire a pieno questa competenza e che il percorso comincia a partire dalla scuola dell’infanzia (e forse sarebbe utile cominciare anche prima). Si tratta di un processo continuo definito metacognizione, ovvero la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri processi cognitivi.

Quanti ragazzi e ragazze realmente acquisiscono capacità metacognitive ancorate all’imparare ad imparare?

Difficile dirlo…

Per quel che è stata la mia esperienza finora, il contesto di apprendimento, in cui rientra anche quello familiare e socio-culturale, incide moltissimo: la motivazione all’apprendere e la fiducia in se stessi sono i nodi da cui ripartire.

E la centralità della persona?

E’ attraverso la relazione educativa che si promuovono scoperte, sperimentazioni, riflessioni che modellano man mano il proprio stile di apprendimento ed è il continuo scontrarsi con i propri limiti che pone ogni soggetto di fronte ad una sfida da superare che costringe a rivedere il proprio modo di imparare destinato a modificarsi durante tutto il corso della vita.

Ma in sintesi come si può insegnare un metodo di studio?

A mio parere non è possibile. Ogni soggetto deve, attraverso un lungo processo, acquisirne uno e continuare a personalizzarlo nel corso della vita. Ciò che un formatore può fare è guidare questo percorso:

  • Favorendo la conoscenza delle proprie modalità di apprendimento;
  • Sviluppando capacità problem solving e autovalutazione;
  • Sollecitando una pianificazione degli obiettivi (micro e macro).

La vera finalità di una consulenza educativa nata dalle difficoltà scolastiche di bambini e ragazzi deve essere sempre l’autonomia del lavoro di studio, finanche quando vengono diagnosticati disturbi o bisogni educativi speciali.