Imparare ad imparare:
organizzare il proprio apprendimento individuando, scegliendo ed utilizzando varie fonti e vari modalità di informazione e di formazione (formale, non formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili delle proprie strategie e del proprio metodo di studio e di lavoro.
Gestire il tempo, individuare i concetti chiave e interiorizzare i contenuti è un’abilità di non semplice acquisizione perché prevede la capacità di organizzare lo studio ed è possibile solo attraverso una conoscenza approfondita di sé e del proprio stile di apprendimento.
Si evince, perciò, che sono necessari anni per poter acquisire a pieno questa competenza e che il percorso comincia a partire dalla scuola dell’infanzia (e forse sarebbe utile cominciare anche prima). Si tratta di un processo continuo definito metacognizione, ovvero la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri processi cognitivi.
Quanti ragazzi e ragazze realmente acquisiscono capacità metacognitive ancorate all’imparare ad imparare?
Difficile dirlo…
Per quel che è stata la mia esperienza finora, il contesto di apprendimento, in cui rientra anche quello familiare e socio-culturale, incide moltissimo: la motivazione all’apprendere e la fiducia in se stessi sono i nodi da cui ripartire.
E la centralità della persona?
E’ attraverso la relazione educativa che si promuovono scoperte, sperimentazioni, riflessioni che modellano man mano il proprio stile di apprendimento ed è il continuo scontrarsi con i propri limiti che pone ogni soggetto di fronte ad una sfida da superare che costringe a rivedere il proprio modo di imparare destinato a modificarsi durante tutto il corso della vita.
Ma in sintesi come si può insegnare un metodo di studio?
A mio parere non è possibile. Ogni soggetto deve, attraverso un lungo processo, acquisirne uno e continuare a personalizzarlo nel corso della vita. Ciò che un formatore può fare è guidare questo percorso:
- Favorendo la conoscenza delle proprie modalità di apprendimento;
- Sviluppando capacità problem solving e autovalutazione;
- Sollecitando una pianificazione degli obiettivi (micro e macro).
La vera finalità di una consulenza educativa nata dalle difficoltà scolastiche di bambini e ragazzi deve essere sempre l’autonomia del lavoro di studio, finanche quando vengono diagnosticati disturbi o bisogni educativi speciali.